Noi siamo UAAR

P1000124 Ecco, doveva succedere prima o poi. Quando per la prima volta, anni fa, decidemmo di esporre la targa del nostro circolo, eravamo certi che in poco tempo l’avrebbero vandalizzata o divelta a forza. La nostra sede si trovava allora in via Abate Gimma, in un quartiere non proprio di bell’aspetto. Eppure, a dispetto di ciò, la targa rimase lì, linda e lucida come l’avevamo affissa, per più di un anno. Di recente, ci siamo trasferiti in corso Vittorio Emanuele, centralissima zona di Bari, e, tranne qualche accorto signore, davamo ormai per scontato che la targa non corresse rischi. Ci siamo sbagliati. Stamane 17 gennaio, abbiamo ritrovato la targa del nostro circolo a pezzi. Capirete, non avremmo dato peso alla cosa se anche le altre targhe affisse al muro fossero nelle medesime condizioni, ma non lo sono: chiunque sia stato, era proprio intenzionato a colpire ciò che quella targa rappresenta; ed è quantomeno curioso che ciò accada ad appena 10 giorni di distanza dai fatti di Parigi. Non si era appena finito di dire che eravamo tutti Charlie, con tutto ciò che questo comportava (libertà di satira, pensiero, laicità ecc.)? Com’è tipico del nostro Paese, siamo tutti Charlie col culo degli altri. Si esclude la matrice islamica, in quanto il colpo è stato vibrato con forza al centro della targa, ergo non può essersi trattato di una scimitarra. Al vaglio degli inquirenti sono dunque due opzioni: il pugno di papa Bergoglio o l’indistruttibile martello di Thor, Mjollnir. A te, che sei la fuori, orgoglioso di aver reso il tuo servizio a Dio, non posso che dire grazie. Grazie perché ci ricordi ancora una volta perché c’è bisogno di associarsi per combattere in nome della laicità e del libero pensiero. Grazie perché ancora una volta dai senso all’esistenza della nostra Uaar Radio Bari, che provvederemo a rendere uno strumento sempre più efficace per ridere dietro a voi e a ciò che reputate sacro. Grazie perché, effettivamente, quella targa era troppo piccolina per quel posto, ce ne serviva in effetti una più grande. E chissà, magari sei proprio tu che ci hai scritto il giorno prima ad averci fatto questo scherzetto. immagine Sappi che, così agendo, voi tutti (che siate attentatori addestrati in Siria o semplici bigottoni baresi sessualmente repressi) dimostrate una cosa sola: che avete paura di noi. Già, di noi che stiamo lì a ridere e bere birra in compagnia, incuranti di ciò che pensiate di noi. Di noi che andiamo a manifestare col sorriso sulle labbra, anche quando viene il fascistone di turno a dirci che “abbiamo la testa confusa”. Di noi, che saremo sempre liberi. E forse per questo ci invidiate.

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4 thoughts on “Noi siamo UAAR

  1. Non so che dire, sono sia spiazzata che delusa. Sono a Venezia per motivi di studio, e prima di allora non conoscevo proprio l’Uaar a cui, altrimenti, mi sarei avvicinata sin dal circolo di Bari (che a quanto pare, per il Circolo Giovani, è prima in Italia!). Mi lascia basita la demenza di questi bigotti chiusi di mente. Spero che il/la tipo/a possa rendersi conto della sfilza di idiozie assurde che ha messo in piedi in sole quattro righe.
    Avete il mio supporto! =)

  2. Pingback: Là dove i presepi sono più che un semplice simbolo - A ragion veduta

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