Conversazioni poetiche per Ashraf Fayadh

Sala piena delle grandi occasioni, giovedì 14 sera alla Libreria Zaum, a Bari.

L’evento, dedicato alla solidarietà col poeta palestinese Ashraf Fayadh, ha idealmente abbracciato tutti i perseguitati e condannati per libero pensiero.

Organizzato dalla sezione di Bari di Amnesty International e dal nostro circolo, insieme con le arabiste Caterina Pinto e Silvia Moresi e l’adesione dell’ARCI, la serata ha visto una partecipazione anche emotiva tra i presenti, non solo i già sensibili al tema ma anche semplici curiosi e passanti. Anzi, il messaggio ha inteso proprio raggiungere i meno informati, travolti come siamo da una martellante disinformazione o assenza di informazione, la quale contribuisce ad alimentare stereotipi e false soluzioni.

Per gli organizzatori è stato naturale collaborare all’idea, nata a Berlino nell’ambito del Festival Internazionale della Letteratura e presto accolta in diversi Paesi del mondo con l’iniziativa, ovunque, di un Reading delle opere di Ashraf Fayadh.

In Italia nelle stesse ore si svolgevano iniziative analoghe a Torino in piazza Castello (resoconto su La Stampa); a Milano, Bologna, La Spezia, Forlì, Rimini, Roma, Pescara e appunto Bari.

“Il caso di Ashraf Fayadh non è solo la storia di un uomo, ma un simbolo per tutte le vittime di un regime profondamente repressivo, appoggiato dai governi occidentali che si dicono paladini di libertà e democrazia”, si legge nell’appello per la sua vita e la sua scarcerazione, appello congiunto UAAR e Amnesty Int., come ha ricordato la nostra coordinatrice, Maria Schirone.

Ashraf Fayadh è un artista e poeta di origine palestinese nato e residente in Arabia Saudita. Arrestato agli inizi di gennaio 2014, è stato condannato inizialmente a 4 anni di prigione e 800 frustate perché accusato di “apostasia, diffusione dell’ateismo e insulto a Dio, al Profeta e all’Arabia Saudita”. Nel novembre 2015, con la sentenza di appello, il tribunale di Abha, nel sud-ovest del Paese, lo ha condannato a morte per decapitazione. Negli oltre due anni di detenzione Fayadh non ha mai potuto avvalersi dell’assistenza di un legale.

Un reading delle sue opere per chiedere che i governi del Regno Unito e degli Stati Uniti intervengano a difesa di Ashraf Fayadh per fare pressioni sull’Arabia Saudita affinché migliori i suoi standard di tutela dei diritti umani: finché questo non avverrà, la richiesta alle Nazioni Unite è di sospendere l’Arabia Saudita dal Consiglio dei diritti umani, in cui attualmente siede.

Innumerevoli i casi di repressione registrati in Arabia Saudita e in altri Paesi dove libertà di religione e di espressione sono sistematicamente violate. Anche quest’anno l’IHEU, l’Unione internazionale Etica e Umanistica di cui l’Uaar fa parte, ha diffuso il Freedom of Thought Report sulla libertà di pensiero nel mondo. Anche per il 2015 il rapporto presentato al Parlamento Europeo ha documentato la crescente repressione dei non credenti in molti paesi, come l’Arabia Saudita e il Bangladesh, dove è in corso un’autentica mattanza di blogger atei.

L’Uaar dal canto suo ribadisce il suo impegno per il superamento delle
leggi contro la blasfemia e l’apostasia.

Non è un caso che sotto processo finiscano anche poeti e artisti, giacché il pensiero libero mal si concilia con l’ortodossia dell’imposizione religiosa. Per citare un altro poeta di lingua araba, il siriano Adonis, “La religione è una risposta, mentre la poesia è una domanda e come tale, sta agli antipodi del potere” (in Violenza e Islam).
Nel corso della serata, voci tra il pubblico si sono avvicendate, facendo emergere i versi di Ashraf Fayadh dal silenzio oscuro delle carceri.

Versi tratti dalla sua raccolta poetica Le istruzioni sono all’interno (Beirut, 2007) sono stati letti da Francesca Pietrocola (Uaar), dalle Associazioni Persone Libro e Pensare ad Alta Voce. Particolarmente intensa l’atmosfera emotiva creata man mano dalle letture in lingua originale, a cura di Nabil Salameh di Radiodervish.

La serata ha ottenuto il patrocinio del Comune di Bari.

Al termine, la petizione di Amnesty Int. per la scarcerazione di Ashraf Fayadh, le cui motivazioni sono state presentate nel corso della serata dal coordinatore di Amnesty-Bari Dino Mangialardi, ha raccolto circa 80 firme.

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