Appunti e disappunti sullo sciopero globale dell’otto marzo

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Vedere una marea di donne riversarsi nelle strade di Bari, – come in diverse città del pianeta – è stato sicuramente entusiasmante! Ci ha dato la dimostrazione lampante che quando vogliamo, sappiamo essere unite e solidali. Sappiamo leggere il presente e confrontarlo con il passato; sappiamo gridare, sappiamo abbandonare il vittimismo pur consapevoli di essere ancora sotto un’egemonia politica patriarcale e violenta. Ed è proprio per questa consapevolezza che, in tanti/e si è ritenuto opportuno esserci per condividere una lotta ben riposta con obiettivi abbastanza diversi rispetto all’ultimo clamoroso sciopero “Se non ora quando” che si tenne diversi anni fa in tutta Italia per “colpire” Berlusconi e le sue dottrine sessiste incentrate sullo sfruttamento delle sue “bamboline” compiacenti, ma ignare del fatto che, il business dei corpi è un atto deplorevole in qualsiasi realtà esso avvenga. Sono certa che le nuove generazioni (quelle con un’infarinatura politica) sappiano ben distinguere e rifiutare quelle dinamiche seduttive del “tu mi dai, io ti do” che tanto fanno gola ai maschilisti che gestiscono il potere. Insieme a questa consapevolezza però, questa volta si è manifestato per dire basta alla sottrazione dei diritti essenziali delle donne che si vedono sempre più penalizzate nel diritto alla salute, il diritto al sostegno per la gestione famigliare, ed il diritto di non essere uccise se e quando smettono una relazione affettiva con il proprio compagno! Ma, tra tutte le sane richieste dai comitati “Non una di meno”, ne è mancato uno essenziale, se non prioritario: l’ingerenza e la sfacciata intromissione della santa romana chiesa, nelle scelte delle donne nell’esser libere dei loro corpi “incubatori” adatti alla riproduzione della specie. Le donne in lotta non hanno fatto nessun cenno a questa malefica tragedia che plasma i vissuti, i sensi di colpa, sino al punto di rimetterci la propria vita per un aborto esercitato in solitudine o, affidandosi a metodi sciagurati. E’ davvero strano che questo capitolo sia passato inosservato e non si sia dato il giusto peso che meriterebbe! Noi dell’Uaar- Bari, lo abbiamo voluto evidenziare (attraverso i nostri cartelli) e non ci arrenderemo al silenzio perché, quando si parla di “diversità”, il nostro impegno non ci può far temere di esserlo, con l’augurio che molte menti pensanti ci seguano!!

Concetta Cuscusa – Socia uaar

 

 

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